Non volevo il trono,
volevo solo una finestra.
Dalle volte d’oro spiavo
non l’abisso, ma un campo,
un cane che dormiva al sole,
una donna che rideva
con farina sulle mani.
Sognavo d’essere mortale.
Di avere freddo.
Di sbagliare strada
e chiedere indicazioni.
Sognavo le ginocchia sbucciate,
il pane raffermo intinto nel vino,
il peso di un nome piccolo
che nessuno teme.
Sognavo di non dover
più convincere,di non dover
più sussurrare.
Non immaginavo fiamme né regni
ma una sedia vuota accanto al fuoco
una tazza lasciata a metà…
questa la mia fantasia più bella e ardita:
Essere un comune mortale.
Mirella Narducci

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