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IL RISVEGLIO…

Un mattino una luce scialba inondava la stanza azzurra, dove il bianco del letto e i candidi camici del personale in quel luogo, indifferenti andavano e venivano. Era l’ospedale Cristo Re, distesa in un letto aprivo gli occhi dopo tanto tempo che mi sembrava una vita, anche se della mia vita non avevo nessun ricordo. Nascevo ora, la mia mente era mutilata non sapevo neanche il mio nome. I fatti più intimi erano stati inghiottiti in un abisso profondo, il trauma subito aveva inciso il cervello, l’archivio dei miei ricordi era andato perduto insieme ai legami affettivi. Dovevo tornare alle origini, riaffermare il mio stato, ero solo una larva che si autodistruggeva nel tentativo di ricordare…Chi ero? Come mi chiamavo? Il desiderio di avere risposte mi creava ansia, rinnegando ogni possibile soluzione ero immobilizzata da fantasmi senza volto, senza storia. L’uomo è una macchina e il mio corpo reagiva come tale, ma avevo bisogno della mia entità. Nella tarda mattina un gruppetto di persone mi fecero visita, dai loro visi traspariva gioia e tristezza impacciati mi ripetevano: – Ce l’hai fatta, sei sveglia sei di nuovo fra noi.- Con lo sguardo struggente cercavo in quei volti qualcosa di familiare ma non vedevo altro che estranei. Fra loro un uomo alto dal viso buono mi prese la mano la strinse teneramente e balbetto un nome Francesca! La mia reazione fu indifferente ed infastidita, lui portava una fede e questo particolare peggiorò la situazione. Che voleva? Chi era? Lasciò scivolare la mia mano e sconsolato uscì dalla stanza. Avevo bisogno di sconfiggere la mia fragilità, combattere lo shock, tornare me stessa, ma da dove iniziare? Tranquilla mi rassicurò l’infermiera non appena sole,:- Sono i suoi parenti e il bell’uomo è suo marito. Francesca è come se tu fossi affetta da miopia, piano piano vedrai sempre più chiaro e il tuo buio si colmerà di luce e ricorderai.- Quelle parole le chiusi nel perimetro dei miei pensieri per sentirmi protetta e rassicurata. Il giorno seguente mi dissero:- Ti vengono a prendere…torni a casa! -Timore paura ma dovevo pur iniziare, forse tra gli oggetti familiari avrei saputo chi ero. Un taxi e quella che doveva essere la mia vecchia tata mi portarono a casa.Sulla porta c’era lui con gli occhi lucidi e un bel sorriso, era tutto in ordine, nel frigo la birra di lui e il tè verde che doveva essere mio. Squillò il cellulare me lo appoggiò all’orecchio e una voce squillante gridò:-Francesca sei a casa ora ti raggiungo ho una sorpresa per te-. L’attesa fu breve, la ragazza che aveva chiamato era mia sorella, la porta di casa si aprì e una furia pelosa mi travolse leccandomi il viso la testa. Billy gridai, la molla era scattata ricordai l’incidente e il corpicino pieno di sangue del cagnolino…Avevo rimosso tutto pensando di essere in paradiso con lui. Scodinzolò per tutto il giorno ed io ritrovai la mia vita, l’amore e il coraggio di lottare ancora!

Mirella Narducci

Published inracconti

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